La tredicesima è la mensilità in più che arriva a dicembre e che, per molte famiglie, serve a coprire regali, bollette dell'inverno e qualche spesa rimandata. Non è un regalo del datore di lavoro: è una parte della retribuzione che matura mese dopo mese e viene pagata tutta insieme a fine anno. In questa guida vediamo a chi spetta, come si calcola, quali assenze la riducono, perché il netto è più basso di uno stipendio normale e quando viene accreditata a dipendenti e pensionati.

Cos'è la tredicesima e a chi spetta

La tredicesima, chiamata anche gratifica natalizia, è una retribuzione differita: ogni mese lavorato matura una quota, pari a un dodicesimo, che il datore di lavoro accantona e versa a dicembre. Per chi lavora tutto l'anno vale circa una mensilità lorda in più.

Spetta ai lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, con contratto a tempo indeterminato o determinato, a tempo pieno o part-time, compresi apprendisti, colf, badanti e baby-sitter. La ricevono anche i pensionati, insieme alla rata di dicembre. Non spetta invece ai lavoratori autonomi, ai titolari di partita IVA, ai liberi professionisti e ai collaboratori occasionali, come ricorda anche la guida di ItaliaOggi sulla gratifica natalizia.

Come si calcola la tredicesima

La formula di base è semplice: si moltiplica la retribuzione lorda mensile per i mesi lavorati nell'anno e si divide il risultato per 12. Chi ha lavorato da gennaio a dicembre riceve quindi una mensilità piena; chi è stato assunto in corso d'anno riceve solo i ratei maturati.

Per contare i mesi c'è una regola pratica: una frazione di mese vale come mese intero se hai lavorato almeno 15 giorni, altrimenti non viene conteggiata. Se sei stato assunto il 10 marzo, per esempio, marzo conta; se sei stato assunto il 20 marzo, il primo rateo è quello di aprile.

La base di calcolo è la cosiddetta retribuzione globale di fatto: paga base, scatti di anzianità e le altre voci fisse e continuative previste dal contratto. Restano fuori, di regola, gli straordinari occasionali, i rimborsi spese e le somme una tantum. I dettagli possono cambiare da un contratto collettivo all'altro, quindi vale la pena controllare il CCNL applicato.

Esempi di calcolo con uno stipendio da 1.800 euro

Nella tabella trovi alcuni esempi con una retribuzione lorda di 1.800 euro al mese. Gli importi sono lordi, cioè prima di tasse e contributi.

SituazioneMesi conteggiatiTredicesima lorda
Lavoro tutto l'anno121.800 euro
Assunzione il 10 aprile91.350 euro
Assunzione il 1° luglio6900 euro
Assunzione il 25 settembre3450 euro
Part-time al 50% tutto l'anno (stipendio 900 euro)12900 euro

Nel part-time la tredicesima segue l'orario: se lavori la metà delle ore di un tempo pieno, l'importo è proporzionato di conseguenza. Se il rapporto di lavoro finisce prima di dicembre, per dimissioni o licenziamento, i ratei maturati fino a quel momento vengono pagati con l'ultima busta paga.

Quali assenze riducono l'importo

Non tutte le assenze pesano allo stesso modo. Ferie, festività, permessi retribuiti e congedo matrimoniale non riducono la tredicesima, perché sono periodi pagati come lavoro. Anche la malattia, entro il periodo di conservazione del posto, e la maternità obbligatoria continuano a far maturare i ratei; in questi casi una parte dell'importo può essere a carico dell'INPS e non del datore di lavoro.

La tredicesima non matura, invece, durante l'aspettativa non retribuita e le assenze ingiustificate. Se in un mese queste assenze ti portano sotto i 15 giorni lavorati, quel mese non viene conteggiato.

  • Maturano: ferie, festività, permessi retribuiti, congedo matrimoniale, malattia nei limiti contrattuali, maternità obbligatoria.
  • Non maturano: aspettativa non retribuita, assenze ingiustificate.

Perché il netto è più basso di uno stipendio

Molti si accorgono che la tredicesima netta è inferiore allo stipendio di un mese normale. Il motivo è fiscale: sulla tredicesima si applicano le normali ritenute IRPEF e i contributi previdenziali, ma non le detrazioni per lavoro dipendente e per familiari a carico, che sono già distribuite sulle dodici mensilità ordinarie.

Le aliquote sono quelle ordinarie dell'IRPEF. Dal 2026, con la legge di bilancio, il secondo scaglione è sceso dal 35% al 33%: le aliquote IRPEF in vigore nel 2026 sono quindi il 23% fino a 28.000 euro, il 33% tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% oltre i 50.000 euro. La tredicesima rientra poi nel conguaglio fiscale di fine anno, insieme al resto del reddito.

Consiglio: quando arriva la busta paga di dicembre, controlla la voce della tredicesima e i mesi conteggiati. Se ti sembra che manchi un rateo, per esempio per un mese con poche giornate lavorate, chiedi spiegazioni all'ufficio del personale prima della fine dell'anno.

Quando arriva la tredicesima a dipendenti e pensionati

Per i dipendenti privati la data dipende dal contratto collettivo: di solito la tredicesima viene pagata a dicembre, prima di Natale. Per i dipendenti pubblici arriva con lo stipendio di dicembre: nel 2025 l'accredito è avvenuto il 15 dicembre.

I pensionati la ricevono con la rata di dicembre, che viene pagata il primo giorno bancabile del mese, come spiega anche l'approfondimento di Open sulle date della tredicesima.

Pensionati e importo aggiuntivo di 154,94 euro

Con la pensione di dicembre alcuni pensionati con assegni bassi ricevono anche l'importo aggiuntivo di 154,94 euro, previsto dall'articolo 70 della legge n. 388 del 2000. Secondo la scheda INPS sull'importo aggiuntivo delle pensioni, viene pagato in automatico a dicembre a chi ha una pensione non superiore al trattamento minimo e rispetta i limiti di reddito.

Per il 2026 l'INPS indica, in via provvisoria, un trattamento minimo annuo di 7.954,05 euro e un limite di 8.108,99 euro per la pensione; il reddito personale non deve superare 11.931,08 euro e, per chi è sposato o in unione civile, quello coniugale non deve superare 23.862,15 euro. Sono esclusi, tra gli altri, gli assegni e le pensioni sociali e le prestazioni per invalidi civili.

Domande frequenti

La tredicesima spetta anche con un contratto a tempo determinato?

Sì. Spetta a tutti i lavoratori dipendenti, anche a termine: riceverai i ratei corrispondenti ai mesi lavorati, contando come mese intero quelli con almeno 15 giorni di lavoro.

Se mi dimetto a settembre perdo la tredicesima?

No. I ratei maturati fino alla fine del rapporto ti vengono pagati con l'ultima busta paga, insieme alle altre competenze di fine rapporto.

Perché la tredicesima netta è più bassa di uno stipendio?

Perché su di essa si applicano IRPEF e contributi ma non le detrazioni per lavoro dipendente e familiari a carico, già riconosciute nelle dodici mensilità ordinarie.

I lavoratori autonomi ricevono la tredicesima?

No. La tredicesima è prevista per il lavoro dipendente e per i pensionati; non spetta ai titolari di partita IVA, ai liberi professionisti e ai collaboratori occasionali.