Capire come si calcola il TFR ti aiuta a leggere meglio la busta paga e a sapere quanto ti spetterà quando il rapporto di lavoro finirà. Il trattamento di fine rapporto è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per ogni dipendente del settore privato. Si paga quando il lavoro si chiude, per qualsiasi motivo: dimissioni, licenziamento, scadenza del contratto o pensione. In questa guida trovi la formula, la rivalutazione annuale, le tasse e le regole aggiornate al 2026.
Che cos'è il TFR e chi ne ha diritto
Il TFR spetta a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, a tempo indeterminato o determinato, a tempo pieno o part-time, apprendisti compresi. Matura mese dopo mese per tutta la durata del rapporto, anche se il contratto dura poco. Non è un regalo né un premio: è una parte della retribuzione che viene pagata in forma differita, cioè alla fine.
Le regole sono scritte nell'articolo 2120 del Codice civile, riscritto dalla legge 29 maggio 1982, n. 297. È lì che si trovano la formula di calcolo, la rivalutazione e le regole sull'anticipo. I contratti collettivi possono intervenire su alcuni aspetti, per esempio su quali voci della retribuzione entrano nel calcolo.
Come si calcola il TFR: la formula di base
Il punto di partenza è semplice. Per ogni anno di lavoro si accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5. Se in un anno hai guadagnato 27.000 euro lordi, la quota di quell'anno è di 2.000 euro. Se hai lavorato solo una parte dell'anno, la quota si riduce in proporzione ai mesi lavorati.
Per contare i mesi c'è una regola precisa: le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni valgono come un mese intero. Se sei stato assunto il 10 di un mese, quel mese conta per intero; se sei stato assunto il 20, non conta.
Ogni anno la quota nuova si somma a quelle degli anni precedenti, che nel frattempo vengono rivalutate. Il totale accumulato, al netto delle tasse, è quello che riceverai alla fine del rapporto.
Quali voci della busta paga contano
Per la legge la retribuzione annua utile al TFR comprende tutte le somme pagate in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, compreso il valore delle prestazioni in natura. Restano fuori i rimborsi spese. In pratica contano le voci che ricevi in modo continuativo, mentre una somma pagata una volta sola, per un motivo occasionale, di norma no.
Attenzione però: la legge dice che questa regola vale salvo diversa previsione dei contratti collettivi. Per sapere con precisione cosa conta nel tuo caso devi guardare il contratto collettivo applicato dalla tua azienda.
Ci sono poi i periodi in cui il lavoro si ferma per cause protette, come la malattia, l'infortunio, la maternità o la cassa integrazione. In questi casi il TFR continua a maturare come se avessi lavorato normalmente: nel calcolo si mette la retribuzione che ti sarebbe spettata.
| Elemento | Regola | Esempio |
|---|---|---|
| Quota annua | Retribuzione annua divisa per 13,5 | 27.000 euro / 13,5 = 2.000 euro |
| Mesi parziali | Da 15 giorni in su il mese conta intero | Assunto il 10 marzo: marzo conta |
| Rivalutazione | 1,5% fisso più il 75% dell'aumento dei prezzi Istat | Prezzi +2%: rivalutazione del 3% |
| Imposta sulla rivalutazione | 17% ogni anno | 300 euro di rivalutazione: 51 euro di imposta |
| Anticipo | Fino al 70% dopo almeno 8 anni nella stessa azienda | TFR di 20.000 euro: anticipo massimo 14.000 euro |
La rivalutazione annuale del TFR
Il TFR già accumulato non resta fermo. Ogni anno, al 31 dicembre, viene rivalutato con un tasso composto da due parti: un 1,5% fisso e il 75% dell'aumento dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, rispetto a dicembre dell'anno prima. La quota maturata nell'anno in corso non si rivaluta: comincia a farlo dall'anno successivo.
Facciamo un esempio con numeri di fantasia. Se in un anno i prezzi sono saliti del 2%, il tasso di rivalutazione è pari all'1,5% più il 75% di 2, cioè 1,5%: in totale il 3%. Su un fondo di 10.000 euro la rivalutazione è di 300 euro. Se lasci il lavoro a metà anno, si usa l'indice del mese in cui il rapporto è finito, sempre confrontato con il dicembre precedente.
Sulla sola rivalutazione si paga ogni anno un'imposta sostitutiva. Come ricorda Il Sole 24 Ore nella sua guida all'imposta sostitutiva, l'aliquota è del 17% per le rivalutazioni dal 1° gennaio 2015, mentre prima era all'11%. La versa il datore di lavoro, con un acconto entro il 16 dicembre e il saldo entro il 16 febbraio dell'anno dopo. Nell'esempio, sui 300 euro di rivalutazione l'imposta è di 51 euro.
Consiglio: controlla ogni anno la busta paga di dicembre o di gennaio e il prospetto del TFR, se l'azienda lo consegna. Se i conti non tornano, chiedi chiarimenti all'ufficio del personale o a un patronato prima che passi troppo tempo.
Come si calcola il TFR netto: le tasse alla liquidazione
Quando ricevi il TFR, la somma accumulata viene tassata con la tassazione separata: non si somma agli altri redditi dell'anno e quindi non ti fa salire di scaglione Irpef. La rivalutazione già tassata al 17% non viene tassata di nuovo. Il datore di lavoro calcola un'aliquota media partendo dal TFR maturato e dagli anni di servizio e la applica alla somma da pagarti, che arriva quindi già al netto.
In un secondo momento l'Agenzia delle Entrate può ricalcolare l'imposta. Il ricalcolo usa l'aliquota media dei tuoi redditi degli ultimi cinque anni: se ne risulta un'imposta più alta, ti arriva una comunicazione con la differenza da pagare. Non significa per forza che il datore di lavoro abbia sbagliato. Per una stima precisa del netto conviene rivolgerti a un consulente del lavoro, a un CAF o a un patronato.
Chi ti paga il TFR: azienda, INPS o fondo pensione
Dipende dalle scelte che hai fatto e dalla dimensione dell'azienda. Se il TFR resta in azienda, lo accantona il datore di lavoro. Nelle aziende più grandi, però, le quote dei dipendenti che non hanno scelto un fondo pensione vengono versate al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. Secondo la scheda INPS sul TFR a carico del Fondo di Tesoreria, dopo la legge di bilancio 2026 l'obbligo riguarda le aziende con almeno 60 addetti medi per gli anni 2026 e 2027, poi 50 dal 2028 al 2031 e 40 dal 2032. Anche in questo caso, alla fine del rapporto è di regola il datore di lavoro a pagarti tutto il TFR; quando sono previste le condizioni di legge, il Fondo può pagarlo direttamente al lavoratore entro 30 giorni dalla domanda completa.
Dal 1° luglio 2026 è cambiata anche la previdenza complementare. Come spiega il Ministero del Lavoro nella nota sulle novità per i fondi pensione, chi viene assunto per la prima volta aderisce in automatico al fondo pensione previsto dal contratto collettivo e il TFR futuro va lì. Hai 60 giorni dalla prima assunzione per rinunciare e lasciare il TFR in azienda o sceglierne un altro, e anche dopo la rinuncia puoi cambiare idea.
Se l'azienda non ti paga il TFR perché è insolvente o fallita, puoi chiedere l'intervento del Fondo di garanzia dell'INPS, che paga al posto del datore di lavoro. La domanda si presenta online sul sito dell'istituto.
L'anticipo del TFR
Non serve aspettare la fine del rapporto in ogni caso. Dopo almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro puoi chiedere un anticipo fino al 70% del TFR maturato. La legge lo ammette per spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche e per l'acquisto della prima casa per te o per i tuoi figli, documentato con atto notarile.
L'anticipo si può ottenere una sola volta durante il rapporto e viene poi detratto dal TFR finale. Ogni anno l'azienda deve accogliere le richieste entro il 10% di chi ne ha diritto e comunque entro il 4% del totale dei dipendenti, quindi nelle aziende piccole non sempre c'è posto per tutti.
Domande frequenti
Il TFR spetta anche se mi dimetto?
Sì. Il TFR spetta in qualsiasi caso di fine rapporto: dimissioni, licenziamento, scadenza del contratto a termine o pensione. Non dipende dal motivo per cui il lavoro finisce.
Quanto TFR matura in un anno?
In linea di massima, circa una mensilità: la retribuzione annua divisa per 13,5. Con 27.000 euro lordi l'anno maturano 2.000 euro, a cui si aggiunge la rivalutazione sugli importi degli anni precedenti.
Il TFR matura anche quando sono in malattia?
Sì. Durante la malattia, l'infortunio, la maternità o la cassa integrazione il TFR si calcola sulla retribuzione che avresti ricevuto lavorando normalmente.
Posso chiedere l'anticipo del TFR più di una volta?
No, per legge l'anticipo si ottiene una sola volta nel corso dello stesso rapporto di lavoro, dopo almeno otto anni di servizio, e viene poi scalato dal TFR finale.





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