A settembre gli italiani hanno speso un po' di più nei negozi, ma hanno portato a casa meno merce. Secondo i dati diffusi dall'Istat il 5 novembre, le vendite al dettaglio sono cresciute dell'1,6% in valore rispetto a settembre 2025, mentre in volume sono calate dello 0,1%. In pratica i prezzi più alti spiegano tutto l'aumento della spesa.
Alimentari in calo, cresce solo l'online
Nel confronto con agosto le vendite totali salgono dello 0,1% in valore e restano ferme in volume. Per gli alimentari il volume scende dello 0,3% in un mese, mentre i beni non alimentari crescono dello 0,1%. Rispetto a un anno fa gli alimentari segnano +1,7% in valore e -0,1% in volume, i non alimentari +1,5% in valore e -0,2% in volume.
Anche il trimestre è negativo: tra luglio e settembre le vendite calano dello 0,3% in valore e dello 0,5% in volume rispetto ai tre mesi precedenti. L'unico canale in crescita anche nelle quantità è il commercio elettronico, con +8,5% in valore e +7,1% in volume su base annua. I negozi su piccole superfici, invece, perdono l'1,2% in volume rispetto a settembre 2025.
Le reazioni delle associazioni
Per l'Unione nazionale consumatori l'Italia è "un Paese fermo", mentre Adusbef sostiene che i rincari alimentari stiano pesando "come un macigno" sulle famiglie. Federdistribuzione parla di "un andamento debole dei consumi". Confesercenti osserva che l'online cresce a ritmi "nettamente superiori" al resto del mercato e definisce "ormai strutturale" il calo dei piccoli negozi.
Il dato arriva mentre l'inflazione è salita oltre il 4%: con i prezzi in aumento, a parità di spesa nel carrello entra meno merce, ed è proprio questo che raccontano i volumi in calo.
Fonti: Istat; ANSA; Il Fatto Quotidiano





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