La TARI è la tassa comunale sui rifiuti che quasi ogni famiglia trova nella cassetta della posta, spesso divisa in più rate. È una voce fissa del bilancio di casa, eppure in pochi sanno come viene calcolata, chi la deve pagare quando la casa è in affitto e quali sconti esistono. In questa guida trovi le regole principali, con i riferimenti alla legge e alle indicazioni dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), compreso il bonus sociale che dal 2026 vale per un numero maggiore di famiglie.

A cosa serve la tassa sui rifiuti

La TARI è stata introdotta nel 2014 al posto della Tia e della Tares. La base è la legge di stabilità 2014 (legge 147/2013), che la descrive come il tributo destinato a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico di chi utilizza i locali.

Con la TARI il Comune paga la raccolta e il trasporto dei rifiuti, lo spazzamento e il lavaggio delle strade, il trattamento, il recupero e lo smaltimento. La legge chiede che la tariffa assicuri la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio del servizio: per questo l'importo cambia da Comune a Comune e può variare da un anno all'altro.

Chi paga la TARI: proprietario o inquilino

Il presupposto della tassa è il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di locali o di aree scoperte che possono produrre rifiuti urbani. In pratica paga chi vive o lavora in quegli spazi. Restano escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie non operative, come balconi e terrazze, e le aree comuni del condominio che non sono occupate in via esclusiva.

Se in casa vivono più persone, sono tutte obbligate in solido: il Comune chiede un solo pagamento, ma può rivolgersi a ciascuna di loro. Per gli affitti conta la durata. Se la detenzione è temporanea e non supera i sei mesi nello stesso anno solare, la TARI resta a carico del proprietario o di chi ha un diritto reale sull'immobile, come l'usufruttuario. Se invece affitti casa per un periodo più lungo, la tassa è dovuta da te come inquilino.

SituazioneChi paga la TARI
Abiti in una casa di tua proprietàTu, come proprietario
Affitto per più di sei mesi nell'annoL'inquilino
Affitto breve, non oltre sei mesi nello stesso annoIl proprietario o il titolare del diritto reale
Casa in usufruttoL'usufruttuario
Più persone che occupano gli stessi localiTutte, in solido, per un unico importo

Come si calcola la TARI

Ogni Comune fissa le proprie tariffe con un regolamento. Nella maggior parte dei casi si seguono i criteri del metodo normalizzato previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 158/1999, oppure un sistema alternativo basato sulla quantità e sulla qualità medie dei rifiuti prodotti per metro quadro, secondo il principio «chi inquina paga».

L'importo è composto da due parti. La quota fissa dipende dai metri quadri e dal numero di occupanti. La quota variabile è legata ai costi della raccolta e cresce con il numero di persone in casa o con la quantità di rifiuti prodotti. Per le abitazioni la superficie che conta è quella calpestabile dei locali; in fase di accertamento il Comune può usare come riferimento l'80% della superficie catastale.

Alcuni Comuni che misurano davvero i rifiuti conferiti da ogni utenza applicano invece una tariffa puntuale di natura corrispettiva, riscossa direttamente dal gestore del servizio: in quel caso più indifferenziato produci, più paghi. Sull'importo si aggiunge infine il tributo provinciale per l'ambiente previsto dall'articolo 19 del decreto legislativo 504/1992, applicato nella misura decisa dalla Provincia.

Riduzioni ed esenzioni decise dal Comune

La legge permette ai Comuni di prevedere riduzioni ed esenzioni nel proprio regolamento. Le ipotesi indicate espressamente sono queste:

  • abitazioni con un unico occupante;
  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o limitato;
  • locali e aree scoperte usati in modo stagionale o non continuativo;
  • abitazioni di chi risiede all'estero per più di sei mesi all'anno;
  • fabbricati rurali a uso abitativo.

Il Comune può aggiungere altre agevolazioni, coprendone il costo con la fiscalità generale. C'è poi una tutela per tutti: se il servizio di raccolta non viene svolto o viene svolto in grave violazione delle regole, la TARI è dovuta al massimo nella misura del 20% della tariffa. Per sapere quali sconti valgono nel tuo Comune devi leggere il regolamento TARI, di solito pubblicato sul sito istituzionale nella sezione tributi.

Bonus sociale TARI: lo sconto del 25%

Dal 2026 le famiglie in difficoltà economica hanno diritto al bonus sociale rifiuti, una riduzione del 25% sulla TARI o sulla tariffa corrispettiva annua. Secondo l'esempio fatto dall'ARERA nella pagina dedicata al bonus rifiuti, su un avviso di 200 euro lo sconto è di 50 euro.

Le soglie sono le stesse dei bonus per luce, gas e acqua. Con il comunicato del 23 gennaio 2026 sull'aggiornamento delle soglie ISEE l'Autorità ha alzato il limite da 9.530 a 9.796 euro a partire dal 1° gennaio 2026. Per le famiglie con almeno quattro figli a carico la soglia resta di 20.000 euro. L'utenza deve essere domestica e intestata a un componente del nucleo familiare indicato nella DSU.

Non serve una domanda: lo sconto è automatico, ma ogni anno devi presentare una nuova DSU all'INPS per ottenere l'attestazione ISEE. Il bonus viene applicato nell'avviso di pagamento emesso entro giugno; se l'avviso arriva più tardi, ti viene riconosciuto con un pagamento diretto tracciabile, come un bonifico o un assegno. Se hai più utenze TARI, lo sconto vale solo per l'abitazione che corrisponde all'indirizzo indicato nella DSU. Il gestore può trattenere il bonus per compensare debiti TARI arretrati, ma solo dopo averti mandato un sollecito che indichi il debito e la volontà di usare il bonus.

Il costo dello sconto è coperto da tutti gli utenti con una componente perequativa chiamata UR3, pari a 6 euro all'anno.

Consiglio: conta la data della DSU. Se la presenti entro il 20 dicembre, lo sconto arriva nella TARI dell'anno successivo. Se la presenti dopo e l'attestazione ISEE arriva a gennaio, il bonus slitta di due anni. Se pensi di rientrare nella soglia, non aspettare l'ultimo giorno.

Come e quando si paga

Le scadenze le decide il Comune o il gestore, che deve indicare anche le conseguenze di un pagamento in ritardo. La legge prevede, di norma, almeno due rate a scadenza semestrale. La TARI si paga con il modello F24, con il bollettino postale o, dove il Comune lo prevede, con il MAV.

Ogni anno è un'obbligazione a sé: non si versano acconti per l'anno successivo. Se l'avviso non arriva, come suggerisce anche la guida di Altroconsumo alla tassa sui rifiuti, conviene contattare l'ufficio tributi del Comune: il mancato recapito non cancella il debito e rischi sanzioni per ritardato versamento. Se cambi casa, ricordati di chiudere l'utenza al vecchio indirizzo e di aprirla al nuovo.

Domande frequenti

Chi paga la TARI se la casa è in affitto?

Se l'affitto dura più di sei mesi nello stesso anno, la tassa è a carico dell'inquilino. Per periodi più brevi resta al proprietario o a chi ha un diritto reale sull'immobile.

Balconi e terrazze fanno aumentare la TARI?

No. Le aree scoperte pertinenziali o accessorie non operative, come balconi e terrazze, sono escluse dalla superficie tassabile.

Come ottengo lo sconto del 25% sulla TARI?

Devi avere un ISEE fino a 9.796 euro, oppure fino a 20.000 euro con almeno quattro figli a carico, e un'utenza domestica intestata a un componente del nucleo. Basta presentare ogni anno la DSU all'INPS: lo sconto arriva in automatico.

Cosa succede se il servizio di raccolta non funziona?

Se il servizio non viene svolto o viene svolto in grave violazione delle regole, la TARI è dovuta al massimo nella misura del 20% della tariffa. Puoi segnalarlo al Comune e al gestore.