Nel 2025 in Italia oltre 5,4 milioni di persone vivevano in povertà assoluta, il 9,3% dei residenti, e il rischio di povertà resta 2,3 punti percentuali sopra la media dell'Unione europea. È uno dei dati del Rapporto Bes 2026 sul benessere equo e sostenibile, presentato dall'Istat lunedì 26 ottobre, che nel complesso mostra però più miglioramenti che peggioramenti.

Gli indicatori del benessere

Il rapporto misura il benessere degli italiani con 132 indicatori confrontabili con l'anno precedente. Rispetto al 2024, 54 sono migliorati, 55 sono rimasti stabili e 23 sono peggiorati. Anche nel lungo periodo prevalgono i segnali positivi: su 133 indicatori, 70 migliorano, 24 peggiorano e 39 non hanno una tendenza chiara.

Sul fronte dei redditi, nel 2025 il reddito medio disponibile per abitante è cresciuto del 2,4% in termini correnti. Tenendo conto dell'inflazione, nel biennio la crescita reale è stata del 2,2%.

Povertà e divario tra Nord e Sud

La povertà assoluta riguarda l'8% delle famiglie. Le differenze tra le aree del Paese restano forti. L'incidenza individuale è dell'11,5% nel Mezzogiorno (era il 12,5% nel 2024), dell'8,5% al Nord (8,8%) e del 7,4% al Centro (7,6%).

Il 7,5% delle persone vive in famiglie che dichiarano grandi difficoltà ad arrivare a fine mese. Nel Mezzogiorno la quota sale al 12,3%, mentre al Centro è del 4,7%, un valore basso ma in peggioramento rispetto all'anno prima.

Cosa significa per le famiglie

Il quadro che emerge è quello di un Paese in cui i redditi tornano a crescere e la povertà assoluta cala leggermente in tutte le aree, ma in cui milioni di persone faticano ancora con le spese di tutti i giorni. Il confronto europeo resta sfavorevole sul rischio di povertà, e le differenze territoriali pesano soprattutto sulle famiglie del Sud.

Fonti: Istat; ANSA; AGI

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